Sep 24 2009
TRENTO CAPITALE PER L’ECONOMIA GREEN
La discussione sul clima sembra arrivata a un punto di svolta. Da molti anni se ne parla, spesso da posizioni contrapposte in campo scientifico. Oggi però sembra esistere una generale convergenza sulla necessità di investire sulle tecnologie «green» e su nuove regole per lo sviluppo urbano e industriale. Il vertice delle Nazioni Unite lo conferma. Le ragioni di questa svolta sono di tipo economico e politico. A livello mondiale la politica ha deciso (a ragione o a torto) che le questioni climatiche vanno affrontate; analogamente il mercato globale ha deciso (a ragione o a torto) di investire sulle tecnologie «green». È partita una fase che alcuni esperti di economia dell’innovazione chiamano di «costruzione sociale della tecnologia».
La crisi economica è stata innescata anche (ben prima della «bolla finanziaria») da una «strozzatura» della vecchia economia. Ad opera dei prezzi del petrolio e delle materie prime, che ha impressionato tutti. Con i prodotti e i modelli di consumo «energivori» che abbiamo conosciuto finora, tutti hanno visto che l’economia globale si è fermata, a causa del «surriscaldamento» automatico del sistema dei prezzi. Molte autorità di governo hanno compreso che, se non cambiamo
modello, il fenomeno potrebbe ripetersi a breve. E sono intervenute. Le principali nazioni economiche del mondo hanno deciso di investire in «sostenibilità». La svolta è più sensibile negli Stati Uniti, con l’amministrazione Obama. Ma cominciano a essere visibili gli sforzi di grandi paesi come la Cina, che si sta impegnando ad affrontare il tema con grandi manifestazioni (come l’Expò di Shangai), ma anche con più concreti investimenti in prototipi di città e di impianti ad elevate prestazioni energetiche e ambientali. L’Europa ha definito inoltre la strategia 20-20-20 e la Germania si sta qualificando come uno dei paesi più avanzati nello sviluppo delle tecnologie solari.
La «green economy» diventa una realtà per questi motivi e non è più soltanto un sogno o una minaccia di gruppi ambientalisti marginali o coalizioni di scienziati. La prospettiva della «green economy» è questione economica che coinvolge milioni di imprenditori in tutto il mondo, perché molti più milioni di cittadini investitori iniziano a capire che prodotti energivori o inquinanti rischiano di non avere più mercato, se non vengono opportunamente migliorati. In molti ormai pensano che la ripresa della produzione e dell’occupazione sarà lenta, proprio perché non è facile riconvertire prodotti e competenze dagli standard «Euro 1» ai nuovi standard sostenibili «Euro 5, Euro 6, ecc.».
Questa tendenza è visibile anche nel settore delle costruzioni (più all’estero che in Italia: ma è questione di tempo). In pochi mesi, gran parte del patrimonio immobiliare è diventato «obsoleto», per il sommarsi della crisi finanziaria e delle caratteristiche di edifici energivori (Euro 1) che potrebbero non avere valore in futuro, in un contesto di costi energetici crescenti e regole di mercato più attente alla sostenibilità.
La reazione degli operatori economici è dunque alla base della svolta. Sia pure tra molti dubbi e incertezze. È da qui che nasce il rallentamento degli scambi sui prodotti tradizionali e lo spostamento degli investimenti e delle competenze su edifici certificati (i cosiddetti green building). La riconversione non è né semplice, né immediata, ma è già cominciata. Soprattutto in quei territori non ancora urbanizzati, come il Trentino-Alto Adige, che hanno anticipato le tendenze globali, per una particolare sensibilità ambientale.
Non è un caso, in questo contesto, che Habitech (il Distretto Tecnologico Trentino dell’Energia e dell’Ambiente) e il Green Building Council Italia sono diventati un punto di riferimento nazionale per quegli imprenditori e investitori immobiliari che si preoccupano di costruire edifici che mantengano il loro valore anche in futuro. Anche se collocati fuori dai grandi centri dell’edilizia e del mercato delle costruzioni come Roma e Milano. Il Trentino-Alto Adige agganciato alla comunità mondiale Leed ha oggi la possibilità di diventare davvero una «piccola capitale» italiana della sostenibilità (tanto più se si integra con l’esperienza CasaClima); e questo protagonismo può andare oltre l’edilizia. Green, Smart and Small è lo slogan coniato nel 2006 da Habitech per definire
l’orizzonte strategico della ricerca nelle tecnologie ambientali: green buildings, smart networks e small plants per produrre energia da fonti rinnovabili.
Cosa manca ancora per consolidare il lavoro svolto e per cogliere le opportunità offerte dalla green economy?
Manca il coraggio e l’ambizione di essere «piccola capitale» italiana dell’economia green. E questa ambizione non è solo questione di intese a livello di governi provinciali. Un accordo tra Dellai e Durnwalder è già stato sottoscritto. La possibilità di diventare «piccola capitale» è questione che riguarda l’intero gruppo dirigente della società e dell’economia locale. «Nuova borghesia green cercasi». Questo è il problema. Fortunatamente sembra essere un problema di facile soluzione, dati i molti elementi favorevoli ad una svolta nelle categorie economiche e nelle associazioni del territorio.
La nostra proposta è che in Trentino, assieme all’Alto Adige, decida di investire su questo tema da subito, per il prossimo Festival dell’Economia. Il 2010 è un anno nel corso del quale il tema della green economy saranno sotto i riflettori. Non bisogna sprecare l’occasione per fare di Trento una delle «piccole capitali» internazionali del tema.
Paolo Gurisatti
Presidente di Habitech - Distretto Tecnologico Trentino
(24 settembre 2009, L’Adige, pag. 1 e 54)
